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Export fuori dall'Europa, conti da rifare

Quanto export va realmente fuori dai confini europei? Perché i dati Istat sembrano sottostimare i nostri valori extra Ue rispetto a quelli delle dogane di destinazione? Sull'ultimo numero di Tre Bicchieri, il settimanale economico del Gambero Rosso, l'intervista a Denis Pantini sui diversi sistemi di rilevazione

Nell'ultimo numero di Tre Bicchieri (n. 18 del 28 aprile 2016), Loredana Sottile affronta l'annosa questione delle discrepanze tra i dati di import e export nell'analisi dei flussi internazionali di vino che determina decisi cambiamenti nella classifica dei mercati di destinazione del vino italiano. Di seguito l'incipit dell'articolo:

Sessantanove milioni di euro contro 28,8 milioni di euro. Non è il confronto tra due differenti mercati rispetto al consumo di vino italiano, né la comparazione tra periodi differenti all'interno dello stesso mercato, ma si tratta del raffronto tra due cifre relative a stesso semestre, stesso Paese di partenza (Italia), stesso Paese di destinazione (Russia). Semplicemente il primo dato rileva l'import (russo dall'Italia), il secondo l'export (dall'Italia verso la Russia). Il primo è quello Ice sulle dogane russe, il secondo quello Istat sul vino partito dall'Italia. Com'è possibile che la differenza sia di questa portata? Le cifre, se non uguali, dovrebbero per lo meno essere vicine tra di loro. Invece, come si noterà, l'una è più che raddoppiata rispetto all'altra. Partiti da questa constatazione sul primo semestre 2016, siamo andati oltre nell'analisi e abbiamo appurato che la stessa situazione si presenta rispetto ai 12 mesi del 2015. Import russo dall'Italia: 181,2 milioni di euro; export italiano in Russia: 71,2 milioni di euro. In pratica le dogane registrano un 154% di vendite in più rispetto al nostro istituto nazionale di statistica. Ma c'è di più. La Russia è solo uno dei Paesi - probabilmente quello che presenta la discrasia più evidente - interessato dall'anomalia. Il quadro, infatti, si presenta praticamente identico per tutti i maggiori Paesi Terzi dove si consuma vino italiano: Stati Uniti, Svizzera, Canada, Giappone, Norvegia e Cina. Il motivo è presto detto: si tratta “semplicemente” di due differenti metodi di rilevazione.

“La differenza più rilevante” spiega Denis Pantini a Tre Bicchieri “deriva dal fatto che il metodo di rilevazione dell’export adottato da Eurostat, e quindi da Istat, segue la metodologia cosiddetta Intrastat, definita con regolamenti comunitari. In pratica per i Paesi Ue registra i prodotti dal porto/Paese di partenza/arrivo. Questo significa che se un vino italiano per andare in Russia passa da Rotterdam ma non viene immesso nel mercato olandese (in pratica non viene sdoganato; NdR), l'export viene comunque registrato con destinazione Paesi Bassi. Quello stesso vino viene, invece, registrato dalle dogane russe come import di vino italiano. Per tale motivo tutti i mercati terzi hanno solitamente un import di vino dall’Italia superiore al corrispondente dato di export dall’Italia verso quel Paese”.

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